Cotta nel tian, teglia rotonda in ferro battuto, racconta di un fatto che, secondo la leggenda, avvenne su alcune galee genovesi, cariche di prigionieri pisani. Durante una tempesta, alcuni barilotti d’olio e dei sacchi di ceci si rovesciarono e, inzuppandosi di acqua salata, crearono una nauseabonda poltiglia, la quale fu resa mangiabile lasciandola essiccare al sole. Di qui lo spunto di usare un simile composto, cotto doverosamente al forno e che, a beffa degli sconfitti, venne chiamata “l’oro di Pisa”.

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